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Turismo in Italia nel 2026: meno arrivi, soggiorni più lunghi. Cosa dicono i dati ISTAT

Per chi gestisce un affitto breve, capire come si muove la domanda turistica non è un esercizio accademico: influenza prezzi, durata minima dei soggiorni, periodi di apertura e perfino il tipo di arredo. Gli ultimi comunicati dell’ISTAT sui flussi turistici raccontano una tendenza piuttosto chiara, che vale la pena leggere con attenzione.

Il 2025 in sintesi

Secondo il comunicato ISTAT Flussi turistici – IV trimestre 2025, pubblicato a marzo 2026, l’anno 2025 si è chiuso con un andamento a due velocità:

  • arrivi in calo dello 0,9% rispetto al 2024;
  • presenze (notti trascorse) in crescita del 2,3%.

In altre parole: sono arrivati un po’ meno turisti, ma chi è arrivato si è fermato più a lungo. La crescita è stata spinta dagli stranieri (presenze +4,3%), mentre per i turisti italiani le presenze sono rimaste sostanzialmente stabili, con arrivi in calo.

Il secondo trimestre 2026 conferma la tendenza

Il comunicato più recente, Flussi turistici – II trimestre 2026, pubblicato il 14 settembre 2026, va nella stessa direzione:

  • quasi 47 milioni di arrivi (−0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025);
  • quasi 148 milioni di presenze (+3,9%);
  • gli stranieri rappresentano il 61,6% delle presenze, in crescita del 4,6%, mentre gli italiani crescono del 2,7%;
  • la permanenza media sale a circa 3,15 notti (3,34 per gli stranieri, 2,88 per gli italiani).

Il dato forse più interessante per il nostro settore riguarda la tipologia di struttura: nel trimestre le presenze negli esercizi extra-alberghieri sono cresciute del 5,6%, più del doppio rispetto agli alberghi (+2,4%). Una dinamica simile si era vista anche nell’ultimo trimestre del 2025.

Cosa significa per chi affitta

Questi numeri vanno interpretati con prudenza: si riferiscono all’Italia nel suo complesso e le differenze tra città d’arte, località balneari e aree interne possono essere molto marcate. Detto questo, alcune indicazioni pratiche emergono.

1. Soggiorni più lunghi, meno cambi ospite. Se la permanenza media cresce, conviene valutare con attenzione le politiche di soggiorno minimo e gli sconti settimanali. Meno turnover significa anche meno costi di pulizia e biancheria per notte venduta.

2. Il cliente straniero è centrale. Con oltre sei presenze su dieci generate da turisti esteri, annunci, istruzioni di check-in e guide della casa in inglese (e, a seconda della zona, in altre lingue) non sono un optional. Lo stesso vale per metodi di pagamento e canali di prenotazione internazionali.

3. L’extra-alberghiero cresce, ma cresce anche la concorrenza. Il segmento in cui operano case vacanza e affitti brevi sta intercettando una quota crescente della domanda. Questo però attira nuova offerta: differenziarsi con qualità, recensioni e servizio diventa sempre più importante del semplice prezzo.

4. Stagionalità da gestire. Il trimestre aprile-giugno ha mostrato una buona crescita, con giugno come mese più intenso. Allungare la stagione, anche attraverso le medie permanenze di cui abbiamo già parlato sul blog, resta una leva importante per la redditività annuale.

Un’avvertenza sui dati

Le rilevazioni ISTAT si basano sui dati comunicati dalle strutture ricettive e i dati trimestrali sono spesso provvisori. Inoltre, parte delle locazioni brevi gestite da privati potrebbe non essere pienamente intercettata dalle statistiche ufficiali. Per decisioni concrete su un immobile specifico, i dati nazionali vanno sempre affiancati da un’analisi del mercato locale: occupazione e prezzi della zona, eventi, stagionalità.

Conclusione

Il quadro che emerge è quello di un turismo che non cresce tanto in numero di viaggiatori, quanto in durata dei soggiorni e peso della domanda internazionale, con l’extra-alberghiero in buona salute. Per chi affitta, è un invito a ragionare meno sul singolo pernottamento e più sulla qualità complessiva del soggiorno.

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Fonti

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